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07 / 10 / 2020

ambiente Stangata sulla tassa rifiuti. Scatta la rivolta




Fino all’altra sera erano arrivate agli uffici di Confindustria una mezza dozzina di segnalazioni da parte di industriali che si sono visti recapitare dalla società Andreani Tributi – gruppo di Macerata con una sede in via Fanella –, bollette per il pagamento della Tari e cioè la tassa sui rifiuti, con cifre iperboliche: 74mila euro ad un’azienda, la Vetroplast, che produce cassonetti e di ben 240mila euro alla Flonal di Paolo Andreani, altri 100mila euro sono arrivati alla Profilglass del gruppo Paci. Queste quelle che si conoscono. "Solo dalla prime segnalazioni che abbiamo ricevuto fino a questo momento, ma credo che siamo solo all’inizio – dice Andrea Barone direttore di Confindustria Marche Nord –, stiamo già parlando di oltre seicentomila euro di tributi. Per cui stimiamo che si sta parlando di milioni di euro per tutto il territorio di Fano".

Sia i rappresentanti di Confindustria a partire dal presidente Mauro Papalini, sia alcuni industriali in maniera autonoma, hanno già tempestata di telefonate l’ufficio del sindaco Massimo Seri per avere spiegazioni su quanto sta accadendo. E il primo cittadino sta ora cercando di buttare acqua sul fuoco per placare l’ira di persone che affermano "che nel corso dell’anno ho subito un calo di fatturato che si aggira intorno al 70 per cento e tutti i rifiuti speciali della produzione, perdippiù, li facciamo smaltire da una impresa privata. Con l’aria che tira si farebbe bene ad azzerare tutto".

Aggiunge Paolo Andreani, l’imprenditore con una bolletta di 240mila euro, "che in un momento come questo inviare all’aziende una tassa di rifiuti con importi del genere vuol dire metterle sul lastrico, soprattutto le più piccole".

Prima di inviare le bollette della Tari, stando ai primi accertamenti che sono stati effettuati, la Andreani Tributi, ha svolto una serie di accertamenti incrociati con l’agenzia delle imposte e con il catasto per accertare la grandezza dei capannoni industriali in questioni "applicando però le tariffe piena anche sugli uffici e sul magazzeno, dove fra l’altro era concordato uno sconto del 30%".

Sullo scorta di questi accertamenti sono andati a ritroso fino al 2015 andando a ricalcare l’imposta sui rifiuti: un pagamento di arretrati di cinque anni che ha portato alla emissione di bollette pesantissime, delle vere e proprie stangate. "La reazione è stata molto violenta – continua Andrea Baroni – per cui stiamo cercando di capire e valutare se il problema riguarda solamente il territorio di Fano. Siccome non si può agire di gruppo, ma i ricorsi devono essere fatti singolarmente da ogni impresa, stiamo dando indicazioni sui professionisti a cui ci si può rivolgere per i ricorsi".

Questa la parte legale della vicenda, perché c’è anche un’area che cercare di lavorare di diplomazia, perché il presidente degli industriali Mauro Papalini, anche lui subito contatto da alcuni imprenditori associati, ha già preso contatto con il sindaco Massimo Seri per avere un chiarimento su questa vicenda per cui il primo cittadino si dovrà incontrare domani con il presidente degli industriali per capire come questo accertamento possa essere in qualche maniera ‘calmierato’.

Fra l’altro nel documento che è stato inviato alle imprese, la Andreani Tributi usa questa definizione: "Avviso di accertamento della tassa rifiuti con contestuale irrogazione della sanzione per infedele dichiarazione". In pratica e nella sostanza tutti gli imprenditori raggiunti dalle notifiche vengono tacciati di evasione. Gli imprenditori da parte loro contestano un particolare di questo affidamento fatto dal Comune ad una ditta privata, ed è questo: la Andreani Tributi percepirebbe il 6% delle somme accertate. Vero questo?
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